27/07/08

MARAI SANDOR "LE BRACI"

- Frequenze Books -

Márai Sándor
Le Braci
Adelphi (collana Biblioteca Adelphi)
Pagine 181 - Anno 1998


Due uomini si ritrovano in un castello ai piedi dei Carpazi dopo quarantuno anni di silenzio.
Henrik, aristocratico generale in pensione, ha vissuto un’esistenza pietrificata tra le mura del castello, cercando le risposte alle domande che lo hanno tormentato per tutta la vita. Konrad , artista borghese dalle modeste origini, ha vissuto gli ultimi quarantuno anni ai tropici, in una sorta di esilio forzato.
L’esistenza di entrambi è rimasta in realtà incatenata al castello, un’entità viva, luogo della memoria che conserva tra le sue mura il ricordo di avvenimenti lontani, che hanno sconvolto per sempre la vita dei due protagonisti. Entrambi hanno trascorso gli ultimi decenni unicamente nell’attesa di questo incontro, null’altro contava più se non il ricordo e l’attesa, le loro intere esistenze confluiscono in questo momento, che assume i toni di un duello senza spade, non per questo però meno cruento. I due uomini, oramai settantenni, erano un tempo inseparabili, depositari di un’amicizia paragonabile per intensità alla passione amorosa, più forte delle differenze sociali e caratteriali. Nella sala del castello che fu teatro del loro ultimo incontro, siedono i due, e tra loro è palpabile una terza presenza, un fantasma, una donna di nome Krisztina un tempo moglie di Henrik ed amante di Konrad.
Nell’universo Màraiano coesistono due tipi di uomini, due nature profondamente diverse e contrapposte, perfettamente rappresentate dai due protagonisti: Henrik pragmatico e materiale come lo era stato il padre, legato indissolubilmente agli ideali di verità e dovere, Konrad (come Krisztina e la madre del generale) artista etereo e sensibile, avvezzo alla musica ed alle arti.
Due nature che segnano profondamente la vita degli uomini sino a dettarne il destino, in una sorta di dovere coercitivo di rispetto del proprio essere. Da questa riflessione nasce la visione dell’ineluttabilità del destino umano, che rimane comunque lignaggio della propria natura.
Màrai costruisce sullo scheletro di una trama piuttosto semplice un romanzo su amicizia ed amore, verità e tradimento, attesa e passione.

“Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente?... Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali. E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita”.

Màrai è uno splendido rappresentante di quella cultura mitteleuropea che ha fatto dell’alienazione, dell’incertezza e dell’incapacità di vivere la modernità il proprio manifesto, Schnitzler, Musil, Kundera, Roth e Nietzsche paiono accostamenti obbligati.
La recente riscoperta di Màrai, grazie anche alla recente pubblicazione da parte di Adelphi di tutti i suoi romanzi, non appare casuale in questi anni di rapido cambiamento e di smarrimento, in cui ci troviamo orfani di quelle certezze che hanno caratterizzato gli ultimi venticinque/trent’anni, sempre più poveri di risposte ma, paradossalmente, spogliati anche delle domande.
I miti degli anni ottanta, la cultura yuppie con il suo mondo sintetico e plastico, si sta sciogliendo al sole di una nuova consapevolezza, che sta lentamente demolendo i suoi valori, lasciando però delle voragini che non abbiamo ancora ben capito come colmare.


Matteo Armillotta

1 commento:

Zonda ha detto...

FICHISSIMO CHE RECENSITE I LIBRI! Gran mossone!!

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