02/05/11

KING'S HOMILIES

- Frequenze Live -

Foto di questo post a cura di Francesca Sara Cauli

John Grant live at S.Ambrogio's Church
Bologna - 19.04.'11

Sarà che assomiglia troppo ad Elton John – sia chiaro, all'Elton John buono, quello dei primi tempi, prima dei riadattamenti di Candle in the Wind, quello che prima di comperarsi un nuovo paio di occhiali, qualche canzone la scriveva anche... -, sarà che assomiglia troppo ad Elton John, dicevo, ma The Queen of Denmark, primo album solista di John Grant, non mi aveva convinto fino in fondo. Arrangiamenti mosci, poco mordente, tutto troppo soft.
Dopo averlo visto dal vivo, nella chiesa di Sant'Ambrogio, prima periferia di Bologna, mi sono dovuto ricredere. Capita di rado, e quelle poche volte sono sempre una sorpresa. Il pubblico, poco più di trecento persone, un misto di parrocchiani trascinati dal prete quarantenne appassionato di musica indie e di habitué del Covo, ha assistito al suo live in un silenzio quasi irreale, tra i banchi e l'inginocchiatoio, o accucciati nelle navate laterali. Il palco alle spalle dell'altare, illuminato dalla luce tenue dell'abside.
Accompagnato solamente da un pianista, l'ex voce dei Czars ha dato vita ad un'esibizione intensa e partecipata, raccontando e cantando i 16 brani in scaletta con un'intimità difficilmente riscontrabile in altri palchi. Ne sono uscite valorizzate le canzoni, le linee melodiche, a mio avviso mortificate nelle versioni da studio, e soprattutto la voce di Grant, baritonale, pulita, profonda. The Queen of Denmark – la canzone – è forse una delle più belle cose alle quali abbia mai assistito.
Storie tristi che Grant, tra l'imbarazzo e la confessione, spiega volta per volta, i problemi legati alla sua omosessualità, quelli con droga e alcool, il rapporto con Chiesa e religione, il conflitto con la propria famiglia, le delusioni causate dal fallimento dei Czars, ignorati da pubblico e critica.
Musicalmente i riferimenti sono tutti agli anni '80 (il synth utilizzato come unico supporto al pianoforte non fa che confermare continuamente l'impressione) e agli anni'70, al primo Elton John, per l'appunto, ma alla fine del live la leggera sensazione di fastidio che provavo ascoltando l'album è svanita del tutto, se non altro per la capacità di Grant di trasformare, anche se solo per una sera, lo spazio dedicato alle omelie in uno splendido, commovente salotto musicale.

Marco Spanghero

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