09/09/08

OMAGGIO A LUCIO BATTISTI (1943-1998): UN'ASSENZA INGOMBRANTE

- Frequenze monografiche -

Dipinto di Anna Liuzzi

10 anni fa è scomparso Lucio Battisti.
Ma in fondo si era dileguato dal resto del mondo già molti anni prima, smettendo di dare interviste e persino evitando di uscire di casa. Un eremita che comunicava col mondo solamente attraverso i suoi ultimi enigmatici dischi, tutti caratterizzati da copertine bianche e asettiche, e da (s)composizioni pop che ti guardano distanti, enigmatiche, fredde.
Lui che negli ultimi tempi ripeteva come una salmodia ai suoi pochi collaboratori: "Le emozioni umane non valgono nulla". Lui che quelle emozioni le aveva già sviscerate tutte, che aveva capito i meccanismi sonori per provocarle o spegnerle, che conosceva perfettamente i bottoni da schiacciare per suscitare questo o quel sentimento, che ha disegnato la più completa mappa musicale de "le discese ardite e le risalite". Forse si era solo stufato di quel giocattolo che noi chiamiamo "Pop" ed era passato ad altro, chi può dirlo.
In ogni caso, oggi tendiamo a dare molto per scontato chi era Lucio Battisti e la sua opera. Ma forse non potrebbe essere altrimenti. Personalmente, la sua voce unica mi ha sempre mosso qualcosa a livello inconscio, ma questo perchè probabilmente la ascoltavo già vibrare attraverso il liquido amniotico e la placenta ancora prima di venire al mondo. E penso che questo sia accaduto anche ad altri della mia generazione.
Quindi per me è ovvio che il sole abbia la sua canzone, marzo i suoi giardini e i ciliegi la loro collina. Ma prima di Battisti com'era?Più o meno non era altro che una distesa di artisti che cantavano e scrivevano come Claudio Villa e Domenico Modugno mentre Gianni Morandi andava ai 100 all'ora a prendere il latte e Rita Pavone tesseva le lodi della pappa al pomodoro. C'era giusto una tigre di Cremona che più che cantare ringhiava divinamente e un De Andrè che smuoveva un pochino le acque importando in Italia Brassens e Dylan (in maniera forse un pò "troppo" fedele..). Bene, un bel giorno arriva questo timido ragazzo di Poggio Bustone che inizia a scrivere con Mogol, che regala agli Equipe 84 il primo pezzo psichedelico della musica italiana ("29 settembre") quattro mesi prima di Sgt Pepper's e poi...
BBBOOOOOOOMMMMM.
"Fiori rosa, fiori di pesco", "Mi ritorni in mente", "Dieci ragazze", "Non è Francesca"... Il melodramma italiano che incontra il Rythm'n'Blues americano. Gioacchino Rossini e Wilson Pickett insieme. E' il 1969. Da lì in poi, fino alla sua morte, qualunque genere e qualunque nuova tendenza musicale proveniente dall'estero, vengono presi, fagocitati e rimodellati ad uso e consumo del Belpaese: dal funk de "L'interprete di un film" e "Questione di cellule" alla proto-disco di "Ancora tu" e "Il Veliero", dal Jimi Hendrix di "Insieme a te sto bene" allo Stevie Wonder di "Innocenti evasioni", dal Burt Bacharach de "Il mio canto libero" all'hip hop di "Ecco i negozi", dal Messico di "Respirando" ai Beach Boys di "Aver paura di innamorarsi troppo", arrivando a mischiare Brasile, Erik Satie, flamenco e Kraut-rock in "Anima Latina" (a breve una recensione interamente dedicata a questo capolavoro assoluto). Un altro aspetto interessante sono i testi delle canzoni: ad esempio, avete mai fatto caso che quasi sempre parlano di triangoli amorosi lui-lei-l'altro o lui-lei-l'altra? In faccia all'amor di borghesia...
Prestando più attenzione, sotto la raffinata semplicità delle parole ci si accorge che Battisti e Mogol facevano canzoni col martello così come Nietzsche ci faceva la filosofia, in una sorta di "esoterismo Pop" pieno di messaggi tra le righe. E il loro obiettivo è distruggere i capisaldi della civiltà occidentale. Ce n'è per tutti: consumismo, alienazione, mercificazione dei corpi, maschilismo, clericalismo, bigottismo, cristianesimo, amore inteso come possesso.. (e per chi fosse interessato al discorso, si procuri il bellissimo libro di Renzo Stefanel, "Ma c'è qualcosa che non scordo"). Insomma, in un panorama subdolo e gretto come quello dell'Italia di allora Lucio Battisti faceva eccezione: la sua indisponibilità al compromesso, il rifiuto di ogni ipocrisia e l’interesse esclusivo per la propria musica lo esposero a strumentalizzazioni tanto volgari quanto gratuite. Si insinuò persino che egli fosse “di destra”, ed era un’emerita cazzata, questo solo perchè non si schierava politicamente come facevano lucrosamente tutti gli altri cantautori dell'epoca. Italiano al 100%, fuoriclasse assoluto, in realtà Battisti torreggiava immenso sul palcoscenico nazionale, scegliendo l'arte per amore dell'arte, restando al di sopra di tutto, sovranamente equidistante dalla borghesia qualunquista, dagli intellettuali con la “erre moscia”, dai rivoluzionari alle vongole, dai modaioli servili, dagli studentelli artistoidi e dal conformismo sanremese.
Le sue canzoni rimangono tra le poche cose salvabili di un’epoca altrimenti macchiata dall’infamia, e che perdura ancora oggi, purtroppo.

Detto questo, vi invito, adesso, a trovare un pò di tempo per provare a riascoltare con orecchie nuove le sue canzoni. Forse proverete sensazioni particolari e bizzarre, come brividi caldi lungo la schiena, pelle d'oca e un diffuso calore nella zona toracica, ma non preoccupatevene: "capire tu non puoi, tu chiamale - se vuoi - Emozioni".

Claudio Cavallaro



(Mp3) Lucio Battisti - L'interprete di un Film
(Mp3) Lucio Battisti - Se la mia pelle vuoi
(Mp3) Lucio Battisti - Respirando
(Mp3) Lucio Battisti - Elena No


1 commento:

iaia ha detto...

Grandi.

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