19/03/08

THE BLACK KEYS "ATTACK AND RELEASE"

- Frequenze Preview -

"Attack And Release"
2008 - Nonesuch Records

All You Ever Wanted
I Got Mine
Strange Times
Psychotic Girl
Lies
Remember When (Side A)
Remember When (Side B)
Same Old Thing
So He Won't Break
Oceans & Streams
Things Ain't Like They..


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Black Keys Myspace

Un pò di storia
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Dan Auerbach nasce 29 anni fa ad Akron, Ohio, in mezzo a montagne di vinili e strumenti musicali. Suo padre è un appassionato di Blues e Country, grande collezionista di musica. Sugli scaffali di casa troneggiano i dischi di Robert Johnson, Son House, Howling Wolf, della Chess Records. Patrick Carney nasce sempre ad Akron ma un anno dopo. Suo zio, Ralph Carney, è niente meno che il sassofonista di Tom Waits. Dan e Patrick crescono insieme coltivando la stessa passione per la musica: c'è chi armeggia con le corde di una chitarra (Dan) e chi martella le pelli di una batteria (Patrick). Dan è un bluesman, Pat ama i Devo (anche loro di Akron) e le loro inflessioni post punk. Entrambi suonano in paio di gruppi locali prima del "Big come up": un giorno, nel seminterrato di casa Carney, dove è allestito un piccolo studio, i due improvvisano una Jam in cui, si dice, fra birre, vecchi blues e qualche cover di Sonics e Stooges, trovano il feeling giusto e il coraggio per fare sul serio. Da quel momento in poi si fanno chiamare Black Keys.
Una premessa
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E' bene sapere che il produttore unico della band da allora è proprio Patrick. Lo studio usato è (quasi sempre) il famoso seminterrato dei Carney arredato delle loro apparecchiature, che aumentano e migliorano grazie al discreto successo del primo album ("The Big Come Up" appunto). I due non accettano altre produzioni, nessuno, tranne loro, mette parola sui suoni anche grazie ad un paio di esperienze miseramente fallite con alcuni ingegneri sonori messi a disposizione dalla loro prima casa discografica - la Fat Possum. Così nascono "Thickfreakness", "Rubber Factory" e "Magic Potion" (quest'ultimo su etichetta Nonesuch), tre album fondamentali che consigliamo a tutti di avere sui propri scaffali. Questa rapida intro è necessaria per capire fondamentalmente 2 cose. Uno: siamo davanti a 2 persone che suonano da una vita, hanno radici musicali salde come la roccia e sanno perfettamente cosa tirare fuori dai loro strumenti. Due: Ogni singola nota uscita dagli ampli è arrivata agli ascoltatori priva di ogni condizionamento, esattamente come i due l'avevano partorita. Questi ragazzi sanno esattamente ciò che fanno e, soprattutto, ciò che vogliono fare.
Attack and Release.
E se questa volta hanno deciso di appoggiarsi al genio di Brian Burton (Danger Mouse) per la produzione del nuovo "Attack and Release" possiamo e dobbiamo fidarci. I precedenti 4 album (e 2 ep) hanno probabilmente fatto capire ai nostri che per fare un salto di qualità vero e proprio sarebbe stato utile inserire qualche orchestrazione in più rispetto alle solite (e adorate) sovraincisioni di chitarre. Danger Mouse in questo ha lavorato con il tocco di un semplice rifinitore: essenziale e necessario. Bravo lui.
Una cosa, infatti, balza immediatamente alle orecchie: "A&R" ha una resa sonora totalmente differente dagli altri album. Il feeling così immediato e scarno a cui ci avevano abituato, qua è imbastito e potenziato da cellule sonore che lo rendono più tondo e meno spigoloso. Qualità che a qualcuno farà storcere il naso, ma che, a pensarci bene, ha la presenza più di una ciliegina su una già sontuosa torta piuttosto che di qualcos'altro. Le specialità dei nostri ci sono tutte: un rock blues che ti attacca come il peggiore dei virus ("I Got Mine", "Same Old Thing", "Oceans and Streams") e muta la sua forma di volta in volta mischiandosi con vampate soul (la bellissima "Lies"), "Southern ballads" (che poche volte avevano trovato sfogo e non sempre con risultati eccelsi, vedi "The Length" di "Rubber Factory" o "You're the One" di Magic Potion, esempi lampanti) che qui colpiscono a fondo ("All You Ever Wanted", "Things ain't like they used to be"). Per non parlare dell'attitudine garage che, fino ad oggi, proprio in "Rubber Factory" aveva trovato la sua espressione più riuscita ("Girl is on my mind", "10 Am Automatic") e qui, con "Remember When (Part 2)", ci ricorda che i Black Keys mangiavano pane e Stooges fino a qualche giorno fa.
Danger Mouse entra a far parte di questo cosmo ristretto, solleticando ogni brano con semplici e riusciti tocchi (clap, cori, tappeti di sinth, drum machines, effetti vari), conseguendo, per esempio, nell'impresa di fare di "Psychotic Girl" e "Remember When (Part 1)" - da brani sostanzialmente ininfluenti - interessanti parentesi psich-blues che con l'uso dell'effettistica ottengono una suggestione onirica quasi magica. Due lenti viaggi in un iperspazio colorato e allucinato. Se a tutto questo aggiungete l'eccellente inciso "stoner" del singolo "Strange Times" e un paio di collaborazioni coi cotrofiocchi - il già citato Ralph Carney , Marc Ribot dalla gang di Tom Waits e la cantante bluegrass Jessica Lea Mayfield - scoprirete di avere fra le mani il lavoro migliore della band di Akron. Due ragazzi che fanno parlare un idioma ormai dimenticato, il linguaggio della terra e dell'anima, dei cuori illusi e poi infranti, dei patti col diavolo, dei pianti, dei sospiri. Blues, signori. E oggigiorno, permettetemi, non è poco.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è poco trovare un blog come il vostro.Internet riserva ancora buone sorprese!
;)

Marco ha detto...

Eh eh eh...la magia della musica!
Due persone ascoltano la stessa cosa.
Due persone sentono due cose diverse.
Sai come la penso, comunque rimane una bellissima recensione la tua.
Ciao Deni...

Marco

Radiazione ha detto...

Udite Udite,oggi passando dalla romagna sono finalmente riuscito a collegarmi con la vostra trasmissione .E' stato un immenso piacere potersi godere un'oretta di musica come si deve in mezzo agli impegni i lavoro.Peccato che il passaggio sotto Bologna avvenga purtroppo raramente.Avete tutta la mia stima ragazzi.

Fanni ha detto...

Ciao Ciao!
Mi collego al discorso qui sopra....io vi sento spesso quando di pomeriggio mi sposto in macchina!
Siete la mia salvezza!
Graziemille!

Valentina(Pu)

aleFranch*n* ha detto...

G....R...A....Z....I....E....!....!....!....!

Ale&Deni

Anonimo ha detto...

Decisamente meglio delle tonnellate di rifiuti indiegesti degli ultimi mesi!!!!!!

Lady ha detto...

Ops,scusate.Non mi ero firmata.
Odio gli anonimi,sorry.

Ilario ha detto...

Non ho ancora sentito l'album, ma la recensione mi piace.

A presto

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