31/03/08

TINDERSTICKS "The Hungry Saw"

- People keep comin' back -

Inauguriamo la settimana con una grande notizia. Aprile 2008 lo potremo ricordare come il mese dei grandi ritorni. Infatti il 28 i Tindersticks, dopo cinque anni di silenzio, daranno seguito a "Waiting For The Moon" del 2003 con un nuovo album intitolato "The Hungry Saw".
La band di Nottingham ormai ridotta ad un trio composto da Stuart Staple, Neil Fraser alla chitarra e dal tastierista David Boulter si è avvalsa della collaborazione di Thomas Belhorn alla batteria e di Dan McKinna al basso. Il primo singolo ufficiale estratto sarà la canzone intitolata "The flicker Of A Little Girl" disponibile per il download sul myspace della band o piu semplicemente qui di seguito. Se volete rovinarvi la sorpresa su Play.com è possibile ascoltare parzialmente tutte le tracce dell'album.


MP3: TINDERSTICKS - "The Flicker Of A Little Girl"

29/03/08

BAUSTELLE Live at IO CLUB Rimini

- Venerdi 28 Marzo 2008 -

Si spengono le luci del palco e le note di "Ma che freddo fa" di Nada, in sottofondo, annunciano che è ora di muoversi. Ballare, forse. O ascoltare, o semplicemente andarsene. Il concerto è finito. Ma soprattutto è finita l'era di un locale storico della riviera romagnola, che proprio ieri sera con il Live dei Baustelle ha salutato le sua sala strapiena per un ultima volta. Il tempo passa, è tardi, si chiude. L'Io Club serra i gloriosi battenti, forse inconsciamente, con un live (cominciato con un'ora di ritardo quasi a voler allungare i saluti) degno di un addio, soprattutto per l'atmosfera che Bianconi, Bastrenghi e C. riescono a portare con loro: visi seri, quasi impassibili, raramente tagliati da sorrisi. Atmosfere cupe, figure romantiche e decadenti, con un certo male di vivere addosso, a volte urlato, a volte sussurrato, altre solo velatamente e ironicamente sottointeso.
Fra gli inni di "Charlie fa Surf", "Il Liberismo.." e "La Guerra è finita", si sente la mancanza di alcuni brani come "L'Uomo del Secolo" e "Un Romantico a Milano", inspiegabilmente ignorati e bypassati dalla scaletta. Così, è la wave oscura di "Baudelaire" il momento migliore, tappezzato di tastiere e riff distorti che, piano piano, lasciano campo ad una ipnotica cassa in quattro addizionata da "sample" percussivi, che trasformano, negli ultimi 2 minuti, il brano in una hit da club underground.
Il bis gira sulle note di "Bruci la città", passa dall'arrancante medley di Gomma/La Canzone del Riformatorio (due brani che meriterebbero una esecuzione per intero) e si spegne con "Andarsene così", titolo mai più azzeccato, vista la situazione.
E' sempre triste finire.
E anche se il concetto sembra non toccare la gioventù delle prime file (i tanti "Charlie" presenti che cantano a squarciagola tutti i brani), sembra invece arrivare sui visi più maturi sottoforma di sorrisi un pò pendenti. Le persone che all'Io di nottate ne hanno passate parecchie e portano il locale sottopelle, avevano la stessa faccia composta e svogliata di Bianconi, a testimonianza del fatto che si possono pizzicare le corde di una chitarra o i propri ricordi con lo stesso identico stato d'animo.

28/03/08

MOJOMATICS

- New Album and Tour Dates -

Abbiamo visto i Mojomatics un paio di volte, l'ultima a Bologna, qualche tempo fa quando aprirono per i Klaxons. Due ragazzi veneti doc (Venezia/Treviso), soli in mezzo al palco dell'Estragon, chitarra e batteria, completi beige e un tiro da fare impallidire. Sembravano in dieci. Gli indie-kids accorsi per gli idoli d'oltremanica non riuscirono a stare fermi. L'involontario scontro Punk-blues vs Nu-Rave finì, purtroppo per gli inglesi, con un divario tennistico, la differenza fra le due formazioni fu imbarazzante. Se non avete mai visto i Mojomatics dal vivo, il consiglio è di farlo il prima possibile poichè l'esperienza merita senza ombra di dubbio. E l'occasione è davanti a voi: i ragazzi veneti sono appena partiti con il tour di presentazione del nuovo album "Don't Pretend That You Know Me" - Aprile 2008 Ghost Records (a breve la rece) - con un programma che comprende date in Europa (Austria, Germania, Norvegia, etc.) e un pò in tutta Italia: (per citarne alcune) Bologna, Torino, Milano, Brescia, Reggio Emilia, Siena, Cagliari, Piacenza, Roma, Rovereto (Tn), Marghera (Ve), Verona, Mezzago (Mi) e un atteso ritorno a Cesena, dove hanno fatto il loro primo concerto della carriera anni fa, per un live gratuito all'interno di una splendida corte nel centro storico - vedi Banner a fianco - organizzato dagli specialisti di Monogawa Entertainment. In quell'occasione avremo il piacere di ospitarli negli studi della radio per una jam acustica e una piccola intervista di cui faremo web-reporting come al solito. Fino ad allora, un occhio al loro MySpace può essere utile per uno sguardo più approfondito al Mojomatics "Infected-Blues" sound.

Alleghiamo:

- Mp3 primo singolo "Down My Spine" dal nuovo album "Don't Pretend That You Know Me"

- Link alla pagina del sito ufficiale dei Mojomatics dove poter scaricare 4 brani dall' Lp "Songs For Faraway Lovers"

- "No Place To Go" Video

27/03/08

ULTIMO AVVISTAMENTO BUENOS AIRES

- Cercasi Elvis disperaratamente -

Elvis è ancora vivo? Sono in tanti a crederlo. Finora però tutte le prove esistenti portano a pensare che il Re del rock sia davvero morto. Ma c’è ancora qualcuno che sta cercando in tutti i modi di dimostrare che il mito del rock and roll degli anni Cinquanta sia nascosto da qualche parti. Questi fan che non si sono arressi neanche davanti alla morte, presunta da molti, di Elvis Presley, hanno realizzato un sito http://www.elviswanted.com/: qui si raccolgono tutte le prove e gli indizi che potrebbero far presumere che Elvis sia ancora vivo. La ricompensa è di tutto rispetto: 3 milioni di dollari. Altri fan (elvisenargentina.blogspot.com) giurano di averlo avvistato in Argentina e con l'aiuto dell'Università di St. Andrews hanno ricostruito al computer l'aspetto attuale del Re. Per approfondire questo ed altri misteri leggetevi "Elvis è Vivo" di Massimo Polidoro. Un'indagine legata alle morti premature di divi che hanno influenzato il costume, rivoluzionato le arti, la musica e il cinema che hanno fatto sognare, divertire, pensare. Sono stati amati da milioni di persone, ma anche odiati, tenacemente detestati da qualcuno. Hanno fatto epoca non solo con le loro straordinarie vite, ma anche nella morte, moltiplicando dubbi, indiscrezioni, rivelazioni, interrogativi spesso inquietanti. . Cosa è successo veramente in quella stanza d'albergo a Parigi, sul litorale di Ostia, in quell'appartamento di Hong Kong o quella notte maledetta al festival di Sanremo? Da Jim Morrison a Bruce Lee, da Luigi Tenco, a Marilyn Monroe a John Lennon, da Pier Paolo Pasolini a Kurt Cobain, una ricostruzione inedita e rigorosa delle "strane morti" dei divi che hanno marchiato a fuoco il nostro tempo.
leggi l'introduzione al libro


ELVIS E' VIVO
Un'indagine sulle strane morti dei divi
di Massimo Polidoro
Edizioni Piemme, 2006
pagine - 431

"l'uomo non ha una sola identica vita; ne ha molte giustapposte, ed è la sua miseria"
Francois-Renè de Chateaubriand

26/03/08

GREATEST.REMIX.TODAY

- Electronic Music For Masses -

Dei Whitest Boy Alive abbiamo già parlato in passato. In verità non abbastanza per quanto il loro album “Dreams “, prodotto (non mi stancherò mai di ricordarlo) dall’italiana Sleeping Star si è lasciato ascoltare negli ultimi due anni, grazie gli arrangiamenti vellutati di Erlend Oye in bilico tra nostalgie pop scandinave, funk bianco di scuola Factory ed il basso grasso e pulsante di Marcin Oz. Mentre, del signor Fred Falke avremmo potuto scrivere saggi se solo non fossimo on-line da meno di un’anno. Avremmo dovuto farlo ad honorem. Rimediamo ora che il braccio sinistro dei Daft Punk – alla destra ci sta il compagno Alan Braxe - incontra la band di Erlend Oye amplificandone le pulsioni disco con un grande remix da ipnosi balearica di “Golden Cage”. Peolple from Ibiza stiamo arrivando……


The Whitest Boy Alive - " Golden Cage" (Fred Falke remix)

25/03/08

AND THE WINNER IS...

- Editors Contest -

Vincono un biglietto per il Live degli

EDITORS
Sabato 29 Marzo
presso
VELVET Club (Rn):

Paola Zilio
Bologna

Mario Ingrassia
Rimini

Qualora gli estratti non potessero ritirare gli accrediti personalmente la sera del concerto (attraverso l'esibizione di un documento), sono pregati di avvertirci entro e non oltre la giornata di Mercoledi 26 marzo. Qualora questo accadesse, avverrà una seconda estrazione e i vincitori verranno immediatamente avvertiti (e postati).

Da oggi, nella colonna di sinistra, potrete notare 2 nuovi banner/contest in collaborazione
con Bronson Produzioni Ravenna:
sono in palio i biglietti per assistere ai concerti di

SONS & DAUGHTERS
09 Maggio 2008

LIARS
29 Maggio 2008

Cliccate sui banner per ulteriori info

24/03/08

THE RACONTEURS "CONSOLERS OF THE LONELY"

- Frequenze Review -

"Consolers Of The Lonely" 2008 - XL

Consoler Of The Lonely
Salute Your Solution (Mp3)
You Don’t Understand Me
Old Enough
The Switch And The Spur
Hold Up
Top Yourself (Mp3)
Many Shades Of Black
Five On The Five
Attention
Pull This Blanket Off
Rich Kid Blues
These Stones Will Shout
Carolina Drama


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The Raconteurs Myspace

I Raconteurs sanno essere magnificamente al di fuori da ogni moda. Si era già capito con "Broken Boy Soldiers", un disco che ha dimostrato come in un mondo di computer e sintetizzatori, si possa suonare ancora un rock tutto sommato di stampo classico senza mai cadere nella banalità. La domanda è: ci si può evolvere da questo status, pur rimanendo negli stessi canoni? Verrebbe da dire di no, poichè ormai tutto è già stato fatto, provato, udito. Ebbene, in questo caso, la risposta è sì.
C'è un motivo puramente chimico. Una miscela di influenze differenti (il power-pop di Benson, l'hard blues di White, il garage-rock di Lawrence e Keeler) il cui prodotto è talmente coeso da risultare puro.
Lo si capisce subito, proprio dalla title-track "Consoler Of The Lonely", brano che apre le danze. Tre minuti e mezzo scarsi di un ibrido di stili che sfociano in nitida sostanza rock. Spaccato: un minuto di attacco stoner (di quelli da corna in alto), poi la battuta rallenta e la voce di White skretcha come fosse un vinile (sembra di sentire Zack de la Rocha nel '92..), ritorno e finale hard rock con assolo. Deep Purple? Si. Rage? Cacchio, anche. In una parola sola: Raconteurs. E si continua così per tutto l'album: "Salute your Solution" è un pezzo garage tirato, con un inciso Funkadelico e cori che sembrano arrivare direttamente da "Maggot Brain". In "The Switch and The Spurs" una melodia di Kinksiana memoria si fonde con fiati mariachi e un finale dal sapore quasi celtico. Fiati che ritornano anche in "Many Shades of Black", questa volta a confezionare un brano che se non fosse proprio per gli ottoni diremmo partorito dai migliori Aerosmith in tutto e per tutto. "Old Enough" porta dalle parti di un immaginario confine fra i Byrds e i Creedence. A dominare la quasi strumentale "Hold Up" c'è un Claptoniano riff compresso da un wah-wah con la targa "Cream'67" sui fianchi. E questo è l'altissimo standard. Poi c'è il sublime: "Rich Kid Blues" e "These Stones will Shout" escono dal calderone degli ingredienti tipici degli Zeppelin e la coppia Benson-White è così in alto che per alcuni attimi guarda negli occhi i giovani Page e Plant senza impallidire al loro confronto. Ancora più su: "Come farai a migliorarti, quando non ci sarà nessuno con te...come farai ad arrangiarti? Io non sarò qui ad aiutarti...". Queste le liriche urlate di "Top yourself", una maledizione cantata ad una donna irriconoscente, un inno blues uscito dalle paludi del sud (qualcuno ricorda Zakk Wilde e i Pride and Glory?!), accompagnato da banjo e slide guitar come da tradizione voodoo. Ed infine "Carolina drama", un western metropolitano raccontato in sei minuti, con pause Morriconiane e un crescendo continuo fino alla strofa-epilogo, quando la voce di Jack White chiude il brano e l'album. Il sapore generale ruota intorno a certi virtuosismi tipici dei '70 ma, credetemi, catalogarlo come album di memorie vintage sarebbe riduttivo e stupido. La cura di certi particolari come alcuni cambi, i suoni e diversi inserimenti di idee cronologicamente fuori dall'asse temporale dove i pezzi viaggiano, collocano questo album una spanna sopra alle uscite sui generis di questi ultimi anni. Semplicemente Essenziale.

THE RACONTEURS "SALUTE YOUR SOLUTION" VIDEO

FREQUENZE SUPERMARKET

[Il modo migliore per inaugurare la bella stagione si riconferma, anno dopo anno, quello di acquistare una nuova t-shirt dell’Ubiquity Records. Sempre più belle! 2008 New Collection]
[Anni fà in provincia si potevano ancora vedere piccole tribù di giovani rappers, mod, punk, freakkettoni o riconoscibilissimi fans dei Nirvana. Per la verità di metallari ancora se ne vedono, fortuna loro. Mentre ora una maggior disaffezione nell'approfondire a 360° un genere, dovuta in larga parte alla volubilità da “discografia completa a portata di un clic”, ha partorito un nuovo ibrido antropomorfo dalle sembianze molto confuse: jeans attillato da metallaro, scarpa da ginnastica, gilet rockabilly e t-shirt anni 80. E la moda s'adegua alla strada mescolando le carte. Come l'icona mod Fred Perry che ha commissionato una nuova linea di scarpe limited edition a quei teddy boys della Swear. Non stupitevi se la prossima estate vedrete mods e rockers spalmarsi crema solare a vicenda sulle spiaggie di Brighton.......Mah! Foto&Dettagli]

[Se capitate a Parigi affamati di shopping vale la pena fare un salto in Rue de Richelieu, secondo Arrodissement, poco distante dai giardini di Palais Royal. Al civico 52 infatti la Kitsunè ha da poco inaugurato al pubblico il primo punto vendita monomarca, poco distante dallo showroom riservato a buyers ed adetti ai lavori. All’interno della boutique, arredata in modo classico e sobrio, potrete trovare le collezioni uomo-donna (qui un’assaggio ), le compilation della collana Maison, le produzioni in 12 pollici e tutte le informazioni sui party e i concerti degli artisti di casa Kitsunè.]

22/03/08

21/03/08

PORTISHEAD: "MACHINE GUN"

- Frequenze Preview -



Risentire la voce di Beth Gibbons dopo tutti questi anni fà uno strano effetto. La mente torna a flashback vecchi di un decennio, altri momenti, altre situazioni. Le immagini del video sono quelle di alcune telecamere fisse in una sala di registrazione (falsariga Radiohead - vedi anche Boxset in fondo al post), un bianco e nero sfocato e minimale. Il pezzo è indubbiamente affascinante. Secco, crudo, cattivo. Siamo in mezzo ad una guerra metaforica. Beat industriali come mitragliatrici che rispondono colpo su colpo (le "Machine Gun" appunto). In un angolo la voce della Gibbons ha la resa sonora di una tela di Turner. Triste, misteriosa, bellissima.

"Tutto ciò che è nascosto, misterioso, contribuisce al terribile ed è quindi capace di sublime"
Schiller

Mp3: Portishead - Machine Gun

Buy Portishead's "Third" Limited Box Set
on Portishead Official Site

20/03/08

COVER ART RELOADED 2

- Tributes & Inspirations - (qui la parte 1)

THE LA'S - s/t (1990)
BAUSTELLLE - Amen (2008)

THE RACONTEURS ARE BACK ! ! !

- Frequenze Surprise Preview -

Poche parole per annunciare la pubblicazione a sorpresa del secondo album dei The Raconteurs, 'Consolers of the lonely'. Il tutto a tempo di record, se si considera che il disco - registrato presso la sala Blackbird di Nashville - è stato completato durante la prima settimana di Marzo 2008. Certamente è confermata la formazione dell'album di debutto: Brendan Benson, Jack White, Jack Lawrence, Patrick Keeler. L'album è in uscita il 25 Marzo - Martedi prossimo - , contiene 14 nuove canzoni e sarà accompagnato dal video del primo singolo "Salute Your Solution" . Queste alcune parole dei Raconteurs sul comunicato ufficiale : "volevamo che i fan, le radio e la stampa ricevessero questo disco nello stesso preciso momento, in modo che nessuno avesse la precedenza sulla disponibilità e l'ascolto". A breve la nostra recensione dell'album.

19/03/08

THE BLACK KEYS "ATTACK AND RELEASE"

- Frequenze Preview -

"Attack And Release"
2008 - Nonesuch Records

All You Ever Wanted
I Got Mine
Strange Times
Psychotic Girl
Lies
Remember When (Side A)
Remember When (Side B)
Same Old Thing
So He Won't Break
Oceans & Streams
Things Ain't Like They..


Buy it from Amazon
Black Keys Myspace

Un pò di storia
.
Dan Auerbach nasce 29 anni fa ad Akron, Ohio, in mezzo a montagne di vinili e strumenti musicali. Suo padre è un appassionato di Blues e Country, grande collezionista di musica. Sugli scaffali di casa troneggiano i dischi di Robert Johnson, Son House, Howling Wolf, della Chess Records. Patrick Carney nasce sempre ad Akron ma un anno dopo. Suo zio, Ralph Carney, è niente meno che il sassofonista di Tom Waits. Dan e Patrick crescono insieme coltivando la stessa passione per la musica: c'è chi armeggia con le corde di una chitarra (Dan) e chi martella le pelli di una batteria (Patrick). Dan è un bluesman, Pat ama i Devo (anche loro di Akron) e le loro inflessioni post punk. Entrambi suonano in paio di gruppi locali prima del "Big come up": un giorno, nel seminterrato di casa Carney, dove è allestito un piccolo studio, i due improvvisano una Jam in cui, si dice, fra birre, vecchi blues e qualche cover di Sonics e Stooges, trovano il feeling giusto e il coraggio per fare sul serio. Da quel momento in poi si fanno chiamare Black Keys.
Una premessa
.
E' bene sapere che il produttore unico della band da allora è proprio Patrick. Lo studio usato è (quasi sempre) il famoso seminterrato dei Carney arredato delle loro apparecchiature, che aumentano e migliorano grazie al discreto successo del primo album ("The Big Come Up" appunto). I due non accettano altre produzioni, nessuno, tranne loro, mette parola sui suoni anche grazie ad un paio di esperienze miseramente fallite con alcuni ingegneri sonori messi a disposizione dalla loro prima casa discografica - la Fat Possum. Così nascono "Thickfreakness", "Rubber Factory" e "Magic Potion" (quest'ultimo su etichetta Nonesuch), tre album fondamentali che consigliamo a tutti di avere sui propri scaffali. Questa rapida intro è necessaria per capire fondamentalmente 2 cose. Uno: siamo davanti a 2 persone che suonano da una vita, hanno radici musicali salde come la roccia e sanno perfettamente cosa tirare fuori dai loro strumenti. Due: Ogni singola nota uscita dagli ampli è arrivata agli ascoltatori priva di ogni condizionamento, esattamente come i due l'avevano partorita. Questi ragazzi sanno esattamente ciò che fanno e, soprattutto, ciò che vogliono fare.
Attack and Release.
E se questa volta hanno deciso di appoggiarsi al genio di Brian Burton (Danger Mouse) per la produzione del nuovo "Attack and Release" possiamo e dobbiamo fidarci. I precedenti 4 album (e 2 ep) hanno probabilmente fatto capire ai nostri che per fare un salto di qualità vero e proprio sarebbe stato utile inserire qualche orchestrazione in più rispetto alle solite (e adorate) sovraincisioni di chitarre. Danger Mouse in questo ha lavorato con il tocco di un semplice rifinitore: essenziale e necessario. Bravo lui.
Una cosa, infatti, balza immediatamente alle orecchie: "A&R" ha una resa sonora totalmente differente dagli altri album. Il feeling così immediato e scarno a cui ci avevano abituato, qua è imbastito e potenziato da cellule sonore che lo rendono più tondo e meno spigoloso. Qualità che a qualcuno farà storcere il naso, ma che, a pensarci bene, ha la presenza più di una ciliegina su una già sontuosa torta piuttosto che di qualcos'altro. Le specialità dei nostri ci sono tutte: un rock blues che ti attacca come il peggiore dei virus ("I Got Mine", "Same Old Thing", "Oceans and Streams") e muta la sua forma di volta in volta mischiandosi con vampate soul (la bellissima "Lies"), "Southern ballads" (che poche volte avevano trovato sfogo e non sempre con risultati eccelsi, vedi "The Length" di "Rubber Factory" o "You're the One" di Magic Potion, esempi lampanti) che qui colpiscono a fondo ("All You Ever Wanted", "Things ain't like they used to be"). Per non parlare dell'attitudine garage che, fino ad oggi, proprio in "Rubber Factory" aveva trovato la sua espressione più riuscita ("Girl is on my mind", "10 Am Automatic") e qui, con "Remember When (Part 2)", ci ricorda che i Black Keys mangiavano pane e Stooges fino a qualche giorno fa.
Danger Mouse entra a far parte di questo cosmo ristretto, solleticando ogni brano con semplici e riusciti tocchi (clap, cori, tappeti di sinth, drum machines, effetti vari), conseguendo, per esempio, nell'impresa di fare di "Psychotic Girl" e "Remember When (Part 1)" - da brani sostanzialmente ininfluenti - interessanti parentesi psich-blues che con l'uso dell'effettistica ottengono una suggestione onirica quasi magica. Due lenti viaggi in un iperspazio colorato e allucinato. Se a tutto questo aggiungete l'eccellente inciso "stoner" del singolo "Strange Times" e un paio di collaborazioni coi cotrofiocchi - il già citato Ralph Carney , Marc Ribot dalla gang di Tom Waits e la cantante bluegrass Jessica Lea Mayfield - scoprirete di avere fra le mani il lavoro migliore della band di Akron. Due ragazzi che fanno parlare un idioma ormai dimenticato, il linguaggio della terra e dell'anima, dei cuori illusi e poi infranti, dei patti col diavolo, dei pianti, dei sospiri. Blues, signori. E oggigiorno, permettetemi, non è poco.

18/03/08

MERZ "Moi Et Mon Camion'

- Welcome Back! -

“4/5” Mojo
"Recommended" Q
"Enchanting 4/5" Uncut
“Album Of The Week 5/5” The Indipendent
"Already critically acclaimed as Britains answer to Beck, Merz is actually more tortured and less ironic... a breathless, confident vocal. Extraordinary and original.. 5/5." Heat
"Merz sounds like nobody else in the world and the world would be alright if it listened to nobody else. We absolutely love him." Coldplay
"Un commento setoso e meditativo che saprà far palpitare le ultime sere
d'inverno. "
Blow Up


Merz, progetto dietro il quale si cela il lavoro di Conrad Lambert, è tornato. Era il 1999 quando Conrad esordì per una major con l'album recentemente ristampato da Gronland. Poi qualche anno di silenzio ed il ritorno nel 2005 con "Loveheart". Ancora tre anni per mettere le mani sul nuovo, terzo album, intitolato "Moi et mon camion". Un album concepito durante il tour europeo in compagnia dei The Earlies e grazie all'ispirazione accesa dai viaggi in lungo ed in largo per tutta l'Inghilterra. Il titolo del disco prende spunto dai numerosi traslochi che Conrad e sua moglie si sono dovuti sorbire fra Bristol, Plymouth e Bath. Folk con tessiture elettroniche. Ma anche rock, come nel caso di "Shun" e della buffa cover di "Cover me" (Bettye Swann). Prodotto da Bruno Ellingham (New Order, KT Tunstall...) Partecipano alle registrazioni del disco Charlie Jones al basso, già al servizio di Robert Plant & Jimmy Page e di Goldfrapp e Clive Deamer alla batteria al lavoro anche con Portishead e Roni Size. Per fans di Tunng, Nick Drake, Jose Gonzalez

Official Site - Myspace

17/03/08

THE CURE Live@MILANO Palasharp

- 02 Marzo 2008 - Frequenze Live Report -


Ore 15.30, Palasharp, i bus scaricano orde di persone incessantemente, tutti qui per lo stesso motivo: trent’anni di storia del rock.

Con mio piacere noto che la patetica sfilata dei sosia di Robert Smith è ridotta all’osso, si vedono solo volti rilassati, maturi e soprattutto composti. (Finalmente giustizia è fatta, il circo è passato di moda). Dopo tre ore di attesa i cancelli si aprono e corro senza voltarmi un secondo, ci sono: la transenna centralissima è mia.
Poco tempo per realizzare dove mi trovo e gli Inglesi 65daysofstatic compaiono sul palco. Il loro suono è poderoso, caldo, strumentale, tutte armonie perfette e progressive, chitarre come rasoi e percussioni come locomotive. Peccato che il contesto e la fin troppa serietà del pubblico fedelissimo ai Cure riduca la loro performance ad una pallida comparsa per ingannare il tempo. La loro esibizione mi rapisce piacevolmente anche se l’attesa per gli head-liner deconcentra anche me ogni secondo di più.
Il cambio palco è dei più brevi: scenografia quasi nulla, le quattro postazioni scarne come in una sala prove e come sottofondo niente musica, solo ed esclusivamente un random di canti di delfini a tratti sparati a frequenze quasi fastidiose.
Si abbassano le luci e Jason Cooper appare come uno spettro dietro la batteria, il sempre giovane Simon Gallup posiziona il suo basso ad altezza ginocchia, lo segue il Nosferatu di corte Porl Thompson, quest’ultimo è sicuramente il più atteso ritorno in famiglia Cure, probabilmente il chitarrista più importante della carriera della stessa band.
Bene, basta così? Le tastiere? No no! Questa volta niente tappeti di tastiere, niente organi sintetici o da chiesa, niente di tutto ciò; sono passati trent’anni e si torna alle origini.
Ecco chi manca, in una forma (non certo fisica) splendida ecco Robert Smith: grintoso, emozionante ed emozionato, all'altezza della sua fama e non certo sfatto come nei racconti dei più invidiosi maligni.Ecco i Cure ed ecco le note di Plainsong e “Prayers For Rain”. Lo show inizia così, con due cavalli di battaglia datati 1989, il pubblico è quasi incredulo, Robert Smith sorride, è solare, suona quello che chiamavamo dark e lo fa in maniera ruvida e allo stesso tempo dolce come mai nessuno se lo sarebbe aspettato. Non c’è nulla di cupo come se la band fosse lì a dire: “Eccoci, siamo esseri umani, chi credevate che fossimo, i principi delle tenebre?”
Devo ammetterlo: la totale assenza di tastiere, fiati e violini ha lasciato un po’ di stucco anche me nonostante fossi preparato psicologicamente a questo annunciato cambiamento da stage.
Ciò non importa, questi sono i veri Cure che stanno prendendo per mano un intero palazzetto per accompagnarlo in una storia a ritroso tra i ricordi, una lunga storia che durerà più di tre ore.
La cosa più bella è stata rendersi subito conto di non essere ad un rischiosissimo concerto-celebrazione, quello che avevo davanti era musica suonata nella maniera più semplice possibile, scarna come lo era agli inizi, come appena concepita, proposta come non l’avevo mai sentita.
Sapevo di vedere una band che non ha più nulla da dimostrare, pure loro lo sapevano e sono stati capaci di raccontarsi in totale libertà, serenamente, amichevolmente.
Dopo un prologo nel nome delle origini i Cure provvedono a scaldare gli animi di tutti con qualche brano dagli album dal 2000 al 2004 per ripiombare nel passato del 1989 con “Lovesong” e “Pictures Of You”.
Lo si era già capito, stavo assistendo al concerto perfetto, ero pronto ad esser preso a schiaffi di gioia da brani inaspettati e storici che mai avrei creduto di risentire dal vivo.
La conferma: affiorano lente le prime note di “Lullaby”, il pubblico e lo stesso Smith si sciolgono e nel giro di qualche minuto saltiamo al pop di “Wish”. Nessuna emozione regge il confronto quando esplode la leggendaria “Just Like Heaven” e così via con “the Kiss” e “Never Enough”.
Si rimbalza da un’epoca all’altra e “The Head On The Door” a sorpresa è l'album più saccheggiato della serata.
Pausa: mi basterebbe già così ma il primo bis non mi da assolutamente ragione. Comincia la discesa agli inferi per rendere omaggio ai capolavori “Pornography” e “Seventeen Seconds”.
L’angoscia rapisce in un silenzio tombale tutto il Palasharp durante l’esecuzione di “One Hundred Years” accompagnata da proiezioni di guerriglia, schiavitù, olocausto e morte.
Non a caso seguono i brani “Disintegration”, “At Night” e “M”, si rimane senza parole e l’atmosfera si fa ancor più seria fino all’inevitabile apice di “A Forest” che frantuma letteralmente il pubblico con circa dieci minuti di esecuzione ferrosa e gelida.
Gli applausi si sprecano e i Cure se ne vanno, danno qualche minuto al pubblico per tornare in se stessi e ci risiamo, eccoli di nuovo pronti a sparare una raffica di pop da “The Love cats” a “Friday I’m In Love” fino a “In Between Days” e la leggendaria “Close To Me”.
Anche in questo frangente rimango stranito dall’assenza di fiati e tastiere, alcune parti se le deve canticchiare il pubblico ma non importa, la chitarra di Smith suona colma di effetti e gli assoli di Thompson non sono secondi a nessuno.
Tutto fila liscio, sono già passate tre ore ma non è finita qui, i quattro escono per qualche istante e tornano sorridenti sul palco per omaggiare il loro primo album-studio.
La ruvidità del suono prende le sembianze di un concerto tra i Beatles e il più sfrenato rock’n’roll, Con un colpo di frusta i Cure attaccano il pubblico con tre perle soltanto, ma di valore inestimabile: “Boys Don’t Cry”, “10:15 Saturday Night” e una “Killing An Arab” che così dura e veloce non lo era neppure quando fu incisa.
La lezione di storia è finita e non ci sono davvero parole per descrivere il significato delle trentasei canzoni appena ascoltate.
Una cosa è certa, non si passano trent’anni sulle scene per puro caso. Che notte ! ... “Say goodbye on a night like this, if it’s the last thing we ever do…."

Toffolomuzik
.

14/03/08

OUR NOISE (Part 1)

- Frequenze Supports your Local Bands -

Oggi, con estremo piacere, segnaliamo qualche gruppo di casa nostra scelto grazie ai promo arrivati in radio e alle mail inviate ad info@frequenzeindipendenti.com.


  • Partiamo con un gruppo di Foligno: Tiger!Shit!Tiger!Tiger! Dei ragazzi umbri che sembrano invece provenire direttamente da un quartiere di New York. Voci dissonanti e Punk funk scarno e graffiante che ricorda tanto le prime cose di Liars e Rapture. Attendiamo di vederli il prima possibile dal vivo poichè l'impressione che abbiamo avuto ascoltando il disco è di un suono che potrebbe avere nella componente fisica di un palco uno sfogo totale. "Be Your own Shit" è il loro disco di esordio licenziato da una etichetta umbra doc (di Umbertide), già da anni ad ottimi livelli nel panorama indipendente: To Lose La Track Records.
Mp3: Tiger!Shit!Tiger!Tiger! - Last Gang in Town
Mp3: Tiger!Shit!Tiger!Tiger! - The Architects of Despair

  • Ci dirigiamo ad est verso le coste della Romagna e, tra Rimini e Riccione, troviamo i Nobraino, band nata qualche anno fa dalle ceneri di due gruppi: i “NO”, formazione alternative indie rock e i “BRAINO”, un progetto aurorale in lingua italiana di stampo decisamente più classico. Proprio da questa fusione nasce il loro sound, una sorta di cantautorato alternativo e folkeggiante, qualcosa in bilico "tra Paolo Conte, Capossela e...i Primus" reso ancora più particolare dalla voce e dalle gesta sul palco di Lorenzo Kruger, cantante e frontman della band. Il loro primo album "The best of Nobraino", nato per il canale indie, vince il premio Imaie 2006 (etichette indipendenti) per il miglior album di esordio. Dopo circa una settantina di concerti in tutta Italia, esce adesso il nuovo lavoro “Nobraino Live al Vidia Club” (storico rock club cesenate) che raccoglie le ultime idee del gruppo registrate proprio dal vivo, dimensione che i Nobraino vestono al meglio.
(Mp3) Nobraino - Cecilia
(Mp3) Nobraino - Ma che freddo fa (Nada Cover live at Vidia Club)

  • Rimaniamo nel Riminese e continuiamo a parlare di folk alternativo con Giuseppe Righini, 35enne al debutto da solista con l'album "Spettri Sospetti" , un lavoro di cantautorato noir sghembo ed onirico, dalle forti suggestioni teatrali e narrative. Atmosfere retrò, elettronica minimale, rare ma incisive impennate elettriche, schegge di Sud America ed echi di Vecchia Europa, tutto questo confezionato da un crooner un pò atipico che ama giocare con i suoi strani personaggi (Il fantasma del museo, il sicario Santo, Santa Clara...) in una manciata di canzoni ricche di doppi fondi, polvere sotto i tappeti, botole e porticine segrete. “Spettri Sospetti” si avvale di un numeroso e prestigioso cast di ospiti, tra cui Andy (Bluvertigo), Elena Bucci, Andrea Chimenti, Xabier Iriondo (Afterhours) e Vincenzo Vasi (Vinicio Capossela).
(Mp3) Giuseppe Righini - Porti Aeroporti e Stazioni
(Mp3) Giuseppe Righini - Ragni e Tele

  • Nonostante l'accento inglese, Cristian, Andrea e Giovanni sono tre ragazzi romagnoli doc (Cesena/Forlì) meglio conosciuti come Collettivo Ginsberg. Il loro "I Refuse to give up my Obsession" è un tuffo fra le pazzie care a Tom Waits e le "Murder ballads" alla Nick Cave, fra testi inquieti e colmi di una disincantata speranza "..E sto aspettando perpetuamente una rinascita della meraviglia. Sto aspettando che il mio numero sia estratto. Che papà ritorni a casa con le tasche piene di splendenti dollari d'argento, e sto aspettando che finiscano i test atomici. Sto felicemente aspettando che le cose vadano molto peggio prima di andar meglio..". Il pianoforte è lo strumento cardine su cui ruota questo primo Ep del Collettivo, 7 brani scritti ed orchestrati perennemente alla ricerca di un...bassista (date un'occhiata al loro myspace). Una prova molto interessante, che, a questo punto, attende soltanto una conferma definitiva dai live e da un prossimo (speriamo) album.
(Mp3) Collettivo Ginsberg - Cock Pit
(Mp3) Collettivo Ginsberg - The Ballad Of Greengrey Village Lovers
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13/03/08

BA BAMM

- Ferrara Sotto Le Stelle 2008 Preview -

Ferrara Sotto Le Stelle ha annunciato la line-up della seconda edizione del 'Band Apart Festival' che vedrà protagonisti, nella magnifica cornice di piazza Castello, Sabato 12 Luglio gli scozzesi FRANZ FERDINAND mentre Martedi 15 Luglio toccherà agli INTERPOL. Per entrambe le band si tratta delle uniche date in Italia.

STEREOLAB ORIGINS

- Frequenze Grande Musica -

Avevamo in programma un altro tipo di post, ma certe cose meritano una attenzione immediata. Dopo aver visto questi "filmati sonori" su YouTube, nulla, almeno momentaneamente, risulta essere più interessante.
Che lo stile retrofuturista degli Stereolab non fosse figlio del Big Bang si sospettava da tempo, ma che in taluni casi (non pochi per la verità) ci fossero influenze talmente evidenti con canzoni del passato (e che canzoni!), ecco...questo non l'avremmo mai potuto immaginare. Garantisti o forcaioli?? Ad ognuno le proprie conclusioni.......L'autore di questi filmati, sotto lo pseudonimo di Archive Listenings Project, specifica:"Stereolab is a band which has always been clear about its influences and referencing other well-known or obscure music...I've benefitted from their recommendations for years, so this is an attempt to give back. Listen to all of these artists!" (Gli Stereolab sono una band che è sempre stata chiara nei riguardi delle proprie influenze, alcune più conosciute, altre meno...Ho tratto beneficio dalle loro segnalazioni per anni, quindi questo è uno sforzo da restituire. Date un ascolto a tutti questi artisti!). Vi consigliamo di dare una occhiata ai suoi commenti ad ogni video, potrete trovare altrettanti riferimenti interessanti.
Stereolab Origins:

Ecco quello dedicato ai
Broadcast:

12/03/08

I GATTI RANDAGI

- Frequenze Old School -



Stray Cats - "Stray Cats"
1981 - Arista Records

Brian Setzer (Guitar, Vocals)
Lee Rocker (Double-bass)
Slim Jim Phantom (Drums)

Stray Cats - Stray Cat Strut (Mp3)

Gli Stray Cats si formano nel 1979 a Massapequa (Long Island - NY) e nel 1981, con l'album di debutto "Stray Cats" inanellano un trio di singoli (Runaway Boys, Rock this Town e Stray Cat Strut) che li porta immediatamente al successo. Si ispirano direttamente al rock'n'roll anni '50 e più precisamente al sound della SUN Records. I punti di riferimento sono mostri sacri come Billy Haley ed Eddie Cochran. Sono il gruppo principale del revival Rockabilly dei primi anni ottanta. Musicisti tecnicamente ineccepibili, si sciolgono nel 1984 a causa dei caratteri discordanti e le manie di protagonismo (soprattutto di Setzer), per poi tornare insieme a fasi alterne e con esiti non sempre felici. Oltre al primo album "Stray Cats", segnaliamo il secondo, altrettanto piacevole, "Gonna Ball", uscito a fine '81, oppure , se desiderate un più veloce compendio, uno dei tanti best usciti negli ultimi anni (tra cui "The very best of Stray Cats" del 2003, forse il più completo ed economico).

11/03/08

MIXED BUSINESS

- Cosa, Dove, Quando -


  • Trova diverse conferme la curiosa notizia secondo cui il prossimo album degli svedesi Peter, Bjorn and John sarà prevalentemente strumentale e fortemente influenzato dal binomio originale krautrock/world music. Ma questa, piu che altro, è l’occasione per proporvi un altro grandioso remix firmato da Optimo Espacio.
    >>Peter Bjorn & John – Let’s call it off (JD Twitch’s Optimo remix)

  • Tra tutte le tribute band dei Kiss al mondo quella dei MiniKiss è senz’altro la meno inquietante.


  • Doppio lavoro per il dj Erol Alkan. Dopo aver prodotto il nuovo album per le Long Blondes in uscita a breve, sta curando la produzione anche per il ritorno dei Mystery Jets. Un’assaggio nel nuovo singolo “Young Love “ featuring Laura Marling: QUI. Non un granchè.


  • I Phoenix sono in studio di registrazione per il ultimare il quarto album che vedrà gli scaffali entro l’estate. Titolo e tracklist ancora ignoti.


  • Music, Films, Fashion, Art & Design, Life & Politics, New Things, Travel, Interviews, Videos, Photos, Events: ANTHEM MAGAZINE. Punto di riferimento.


  • Capitolo Notwist: segnare il 16 Luglio in agenda. Sarà, infatti allo Spaziale Festival di Torino l’unica data italiana del tour mondiale dei Notwist dopo la presentazione del nuovo album “The Devil, You + Me” atteso per Giugno a 5 anni da 'Neon Golden' . Premiere d’ascolto con download di “Good Lies” su Pitchforkmedia.


  • Sulla scia dei Portishead si rivede anche Tricky dopo cinque anni di silenzio assoluto.”Knowle West Boy” è il titolo del nuovo lavoro. Alcune versioni provvisorie dei pezzi si possono ascoltare sulla pagina myspace.

  • Cornelius Gum Ep 2008.

  • Basta, sono stufo. E' arrivato il momento di promuovere una sottoscrizione popolare per riportare gli Stateless a suonare in Italia. Chi ancora non li conosce, si ascolti "Bloodstream" e comprenderà le mie ragioni.
    >>Stateless - 'Bloodstream'

10/03/08

GNARLS BARKLEY "THE ODD COUPLE"

- Frequenze Preview -

"The Odd Couple"
2008 - Downtown/Atlantic

1. Charity Case
2. Who's gonna save my Soul
3. Going On
4. Run
5. Would be Killer
6. Open Book (Mp3)
7. Whatever
8. Surprise (Mp3)
9. No Time Soon
10. She Knows
11. Blind Mary
12. Neighbors
13. A Little Better


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Gnarls Barkley Myspace

Se ascoltando questo album passerete di traccia in traccia cercando disperatamente la nuova "Crazy", vi risparmiamo la fatica e il tempo, non c'è. E non ci si sono inni scopiazzati dai Violent Femmes questa volta, per fortuna. Non so fino a che punto potesse essere possibile ricalcare quelle orme senza cadere, in questo secondo episodio, nello scontato. Sembrano averlo capito i due G.B. che non si soffermano troppo sulla hit volutamente ad effetto (quando lo fanno inciampano nell'ovvio - "Run" e "Whatever" sono da cancellare) e approfondiscono ed espandono quelle atmosfere che hanno fatto di "Just a Thought" e "Who Cares" gli episodi migliori del precedente "St. Elsewhere". E' nell'oscurità che i due ci fanno vedere la luce. Nel gospel "straziato" (da un beat impazzito) ed urlato di "Open Book" (da brividi), nella richiesta disperata di aiuto della Portisheadiana "Who's Gonna Save my Soul", nel doloroso incedere di "No Time Soon". Tutti i dubbi, le debolezze e i turbamenti delle anime inquiete trovano un modo per essere espressi ed esorcizzati attraverso un mezzo che rende loro una giustizia quasi divina: la voce di Cee-Lo. Un album che ha in "Surprise" e "Going On" le vere ed uniche alternative a delle hit pop, in "She knows" una bomba volutamente priva di esplosivo. "La strana coppia" colpisce a fondo. Il riferimento più profondamente nascosto, in mezzo ai più evidenti (Trip Hop vs. Sixties Soul) è a George Clinton e a quello che, ai tempi, è riuscito a fare della musica nera. Danger Mouse è la persona che, in questo momento per intenzioni ed eclettismo, più gli si avvicina (vedi anche produzione del nuovo album dei Black Keys - a breve su questo blog). La scelta di correre ai lati dell' autostrada asfaltata con "St. Elsewhere" è sicuramente rischiosa ma nel complesso trovo sia molto più appagante. Sarà interessante capire cosa ne penserà la critica e soprattutto, infine, la gente.

"Run" Video:

08/03/08

ALMOST FAMOUS

- Alternative Tees For Groupies -

'New Vintage T-Shirts As Worn By Legendary Musicians'

Semplice e affascinante l'idea venuta ai fashion designer della WornFree: sfogliare gli archivi fotografici dell'epopea rock, riprodurre e ristampare fedelmente molte delle t-shirts appartenute alle grandi icone degli anni 70 come: Frank Zappa, Blondie, Iggy Pop, Jeff Beck, Joan Jett, Ramones ecc. Sono tutte certificate dalla foto originale che ritrae il musicista con indosso la maglia ed accompagnate ad un cartellino con il nome, l'anno e il luogo in cui è stata scattata. In America stanno spopolando tra attori, musicisti e modelle. Ottima qualità e, grazie al cambio euro/dollaro, prezzi molto interessanti.




07/03/08

"JOY DIVISION" DOCUMENTARY

- Preview -
"Joy Division"
Director: Grant Gee - Writer: Jon Savage
Release date: Feb. 1, 2008 (Norway)
UK Release: Early Spring 2008
Studio: Brown Owl Films
Premiere: Toronto Film Festival - Sept. 7, 2007

Questo documentario segue il tanto discusso film "Control" e lo completa. Mentre la pellicola di Anton Corbijn era incentrata più che altro sulla figura di Ian Curtis, questa nuova produzione del regista Grant Gee (già autore del documetario "Meeting People is Easy" sui Radiohead), intitolata appunto "Joy Division", esamina l'intera storia della band attraverso immagini inedite, live mai visti prima e ne ripercorre il percorso musicale aggiungendo alla produzione conosciuta nuove registrazioni fatte uscire solo recentemente (vedi in fondo al post). Narratore della quasi totalità della storia, insieme ai membri della band e ad Annik Honore (l'"altra" donna della vita di Ian Curtis) è Tony Wilson, manager di Curtis e soci e boss della Factory Records, spentosi qualche mese fa per le complicanze dovute ad un male incurabile.
Dopo la premiere ufficiale dello scorso settembre al Toronto Film Festival, il documentario verrà presentato ufficialmente in Inghilterra il 02 maggio.
Qui sotto il Trailer Ufficiale.



A questo proposito mettiamo in download un paio di tracce dall'album "Joy Division: Martin Hannett's Personal Mixes", realizzato nella seconda metà del 2007 dall'etichetta Interstate. Questa particolare raccolta, adatta più che altro ad un pubblico di veri appassionati, riunisce alcune registrazioni in studio finora in possesso soltanto di Martin Hannett, musicista, tecnico e co-fondatore, insieme al già citato Wilson, della Factory Records. Prove di suoni, conversazioni in interfono dalla sala prove, effetti sonori registrati in diretta e versioni secondarie di brani veri e propri fanno di questa produzione un' interessante istantanea da considerare come la ciliegina sulla torta di ogni cultore della band di Manchester.


Joy Division: Martin Hannett's Personal Mixes
Release Date: July, 2007
Label: Interstate

Joy Division - 24 Hours (Mp3)

Joy Division - From Safety to Where (Mp3)


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06/03/08

UNBELIEVABLE SAMPLING

- Dj Shadow RulezZ -


Tra tutti i campionamenti tratti da centinaia di album, perlopiù dimenticati (anche da Dio), mi ha sempre stupito ed incuriosito quel frammento di voce italiana che entra, con la grazia dei piu grandi, a 3 minuti e 14 secondi di ’What Does Your Soul Look Like', ultimo pezzo di "Endtroducing" (Mo-Wax,1996) il capolavoro di Dj Shadow e che fà: "...e c'era giaaaaà, questo amore che viviamo, tanto tempo faaaaa, c'eraaaaa giaaaaaaaàààà......". Chi conosce ed ha amato l'album - uno dei piu importanti degli ultimi 20 anni - avrà capito al volo. Cosi ho cercato qua e la per il web ed ho scoperto a chi appartiene. Battisti? Tenco? De Andrè? Paoli? Nient'affatto. Bene, che ci crediate o no è un campionamento di Michele Zarrillo. Incredibile! Quanti dischi deve aver ascoltato quest’uomo per arrivare a campionare anche Michele Zarrillo?!?

Mp3:

05/03/08

AND THE WINNER IS...

- Caribou Contest -


Vincono
un biglietto per il Live di
CARIBOU

Sabato 08 Marzo
presso
VELVET Club (Rn):

Rachele Righi
Cesena

Leopoldo Guardigli
San Marino

Qualora gli estratti non potessero ritirare gli accrediti personalmente la sera del concerto (attraverso l'esibizione di un documento), sono pregati di avvertirci entro e non oltre la giornata di giovedi 06 marzo. Qualora questo accadesse, avverrà una seconda estrazione e i vincitori verranno immediatamente avvertiti (e postati).

SUPERGRASS "DIAMOND HOO HA"

- Nuovo Album e "Glange Fever" Preview -

"Diamond Hoo Ha"
2008 - Parlophone

1. Diamond Hoo Ha Man
2. Bad Blood
3. Rebel In You
4. When I Needed You
5. 345
6. The Return Of
7. Rough Knuckles
8. Ghost Of A Friend
9. Whiskey And Green Tea
10. Outside

11. Butterfly


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Supergrass Myspace

Essere Mick Quinn (bassista dei Supergrass) negli ultimi mesi non deve essere stato facile. Motivo principale: osso sacro rotto (la versione ufficiale dell'incidente è: "caduto in piena notte dalla finestra del primo piano dell'albergo dove alloggiava durante una vacanza in Francia". Ps: Mick soffre di sonnambulismo). Lontano da ogni attività musicale, è rimasto a guardare gli altri 2, Gaz Coombes e Danny Goffey, mentre promuovevano il nuovo disco dei Grass (in uscita il 24 marzo) sotto il nome di Diamond Hoo Ha Men in giro per l'Inghilterra. A questo proposito, trovate in fondo al post un sunto delle loro scorribande nella preview di "Glange Fever" (un film-documentario in uscita a breve in Dvd): un ironico e, a tratti demenziale, "Attenti a quei 2", a dimostrazione del fatto che anche senza il basso di Mick Quinn la giostra deve comunque andare avanti. "Diamond Hoo Ha" ha come ospite alle tastiere il fratello più anziano di Gaz, Rob, collaboratore oscuro della band fin dai primi album e che, in fin dei conti, si può considerare come quarto Supergrass Ad Honorem.
A questo punto, faccio una premessa: dopo i primi ascolti di "Diamond Hoo Ha", sinceramente, avrei preferito non scrivere pensieri a riguardo. Tolti "Diamond Hoo Ha Man" (uno dei migliori singoli della band, devastante), "Ghost of A Friend" e "Butterfly" (avete presente il miglior Bowie?! - vedi mp3 in alto), il resto (un insieme di brani discretamente orecchiabili ma mai incisivi) può essere consegnato al portiere del vostro dimenticatoio. Credetemi, è come darsi una martellata su un piede scrivere certe cose.
Trovo però giusto aggiungere una considerazione: i Grass non sono cambiati. Il loro stile non è cambiato (una grande forza se vogliamo). E' il contesto musicale intorno a loro ad esserlo. E mentre nei '90, in piena era Brit, la loro onda era alta e carica di impeto, adesso deve per forza avere a che fare sia con gli scogli di tutto ciò che loro stessi hanno prodotto sino ad oggi, sia con una brezza musicale completamente differente: la gente è più abituata a certe produzioni, a certi suoni. Penso ad alcuni dei figli di questi primi anni del nuovo millennio: Kings of Leon, Strokes e, soprattutto, Arctic Monkeys. Gruppi che hanno preso ispirazione dagli stessi Supergrass, succhiato il midollo delle loro melodie, dei loro riff e che hanno momentaneamente a che fare con entusiasmi e vene creative differenti dalle attuali di Gaz & C.
Adesso è chiaro come sia stato possibile che i Grass abbiano accettato di fare da spalla agli Arctic Monkeys la scorsa estate. Probabilmente si sono trovati di fronte ad una loro immagine riflessa 12 anni più giovane. Una ispirazione, un entusiastico "ricordo". Attenzione: uso questa parola perchè ho un pensiero a riguardo: in fondo siamo ciò che abbiamo il coraggio di ricordare. Quindi niente paura. Andrà meglio.

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